© 2020 Foto e Testi: Carmelinda Giannone e Toni Romani

Intervista sulla metodologia CyberTracker

March 22, 2019

Chi è Javier Bollain?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Javier Bollain es apasionado por la naturaleza, la ciencia y la divulgación que ha desarrollado su trayectoria profesional en la productora Render Area [1] desde el año 1999. Licenciado en ciencias geológicas por la UCM, postgrado en Imagen Científica por la UAH y rastreador nivel III por CybertTracker Conservation [2]. Combina la dirección de proyectos de ciencia con el desarrollo de talleres de percepción y rastreo en la naturaleza dentro del programa "Parques Nacionales con los 5 sentidos" desarrollado junto a la asociación Ecotono.

 

"¡Nos vemos por el campo!"

 

 

 

 

1) Puoi raccontarci il tuo affascinante lavoro?

Ho lavorato sulla divulgazione scientifica per 20 anni attraverso una società di produzione audiovisiva fondata insieme con i miei due fratelli subito dopo aver terminato l’università (sono un geologo innamorato della parte più viva di questo pianeta). Questo mi ha permesso di viaggiare in posti meravigliosi e incontrare persone appassionate del loro lavoro. A poco a poco mi sono specializzato nella parte degli effetti visivi che la maggior parte dei documentari richiede e che mi ha permesso di lavorare per nomi noti come National Geographic.

 

Nel corso degli anni ho sentito il bisogno di trasmettere ciò che imparavo in modo molto più diretto, ma non sapevo come fare. Il primo incontro che ho avuto con CyberTracker è stato d’ispirazione e da lì ho iniziato a combinare i miei progetti nella società di produzione con l’insegnamento attraverso workshop. Questi si sono evoluti rapidamente dall'iniziazione alla fotografia naturalistica a qualcosa di molto più basilare: workshop che mettono in relazione la percezione e la natura.

 

L'anno scorso ho avuto l'opportunità di aiutare a sviluppare un progetto di Luisa Abenza che è diventato il libro “Aves que dejan huella” [3] (Uccelli che lasciano il segno). È stato un anno di pieno di apprendimento in una disciplina molto sconosciuta: il monitoraggio degli uccelli.

 

 

2) Come hai incontrato lo standard CyberTracker? Come è cambiato il tuo modo di osservare la natura attraverso questa metodologia di studio?

Ho incontrato lo standard CyberTracker attraverso un corso tenuto da José María Galán[4] di tracce e segni di fauna sulla neve. È stato organizzato dall'associazione Ecotono[5], il cui fondatore (il mio amico Juan Gómez Soto) me lo raccomandò come uno dei migliori corsi che organizzava. Per me è stata un'esperienza molto importante nella mia vita che avrebbe portato a molte nuove esperienze a livello personale e professionale.

Il tracciamento mi aiuta ad essere molto presente nella natura, a percepire i dettagli, ad entrare nel mondo dei dettagli e a praticare il gioco dell'interpretazione del mondo che ci circonda. Vorrei sottolineare due cose che mi hanno sorpreso: la prima è stato verificare che, attraverso il tracking, l’osservazione delle tracce e dei segni, la natura abbia molta più vita di quanto sembri. La seconda è che trovare una traccia può essere l'anticipazione di un avvistamento dell'animale nella vita e che genera molte emozioni.

 

 

3) Vuoi parlarci della percezione applicata al tracking?

Secondo me la percezione e il tracking sono completamente collegati. Ma va ben oltre l'ovvio in quanto, senza i nostri sensi, non riceveremo le informazioni che il nostro cervello converte in immagini, suoni, odori ...

Conoscere i dettagli (per quanto ne sappiamo oggi) di come funzionano i nostri sensi è affascinante ed in più ci aiuta a sfruttare al massimo le nostre capacità. Per me è stata la chiave per capire che il tracking è un'arte che richiede attenzione, pazienza e tempo per poterla svilupparla.

 

 

4)Cosa è per te, la differenza tra andare nella natura e stare nella natura?

Andare in natura non implica la piena presenza ... implica solo che il nostro corpo sia lì. È comune che camminiamo accompagnati e che le conversazioni (o i pensieri) siano al centro della nostra attenzione. In quelle situazioni ci sono solo spazi molto specifici in cui possiamo essere più presenti (ad esempio quando arriviamo in punti di avvistamento sempre che la foto di gruppo o il selfie non ci distraggono di nuovo).

Questo modo di relazionarsi con la natura non ha nulla di male ma sento che è stata una scoperta riconoscere che in questo modo perdo molto della vita che mi circonda.

 

Trovo difficile esprimere a parole ciò che implica per me essere in natura. È legato ai sentimenti di appartenenza, all'ammirazione per ciò che mi circonda, alla gioia di essere vivo. Ho vissuto molte di queste emozioni in solitudine, ma mi piace anche condividere il campo e fare tracking in compagnia.

 

 

5) Tra tutte le specie che hai avuto l'opportunità di osservare, qual è la tua preferita o più interessante?

Non posso dire uno solo. Ho viaggiato molto e ho visto molte specie, molte più di quanto avessi mai immaginato quando ero piccolo. Per qualche ragione che non so, mi rallegrano la vita gli avvistamenti più comuni. Non importa se sono insetti, anfibi, rettili, uccelli o mammiferi. Non importa se è la prima volta che lo vedo o se l'ho visto mille volte.

 

 

6) Qual è la traccia o il segno che ti è piaciuta di più e perché?

 

Impossibile dirlo !!! Ti racconto due aneddoti.

 

 

Uno molto speciale è legato alla lince iberica. Da quando ho iniziato a fare tracking con CyberTracker, ho trovato impronte di lince in tutte le mie visite al Parco Nazionale di Doñana. È un'impronta molto bella! ma il felino non si è mai fatto vedere. Non mi interessa perché vedere le loro tracce fresche sono un modo di sapere che era lì ... forse a guardare l'animale umano che continuava a guardare la pista di sabbia dove aveva attraversato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il secondo: un giorno ho trovato impronte di Himantopus himantopus nei pressi della zona industriale di Tres Cantos (Madrid), la città in cui vivo. Stranito per l’avvistamento il giorno dopo sono ritornato e la mia sorpresa è stata trovare, intrappolata in una zona di fango, un giovane cavaliere d'Italia che ho potuto salvare. E’ stata un'applicazione pratica di tracking meravigliosa.

 

 

 

 

 

 

7) Cosa consiglieresti a una persona che vuole scoprire il mondo delle impronte e dei segni? E perché consiglieresti CT come metodo di apprendimento?

 

A tutti coloro che vogliono scoprire il mondo del tracciamento, consiglio di fare workshop di un fine settimana (un giorno è davvero poco !!!). Non solo nel momento iniziale dove è essenziale per incominciare con una buona base, ma anche in seguito in quanto sono momenti che facilitano l'apprendimento e la pratica e questo nel tracking ... non finisce mai.

Vi consiglio CT perché conosco gli insegnanti dei workshop e tutti condividiamo qualcosa in comune che mi piace particolarmente: sono molto preparati e sono estremamente rispettoso della natura. Voglio ringraziare tre persone in particolare. Grazie Luisa Abenza, Jose María Galán e Javi Vazquez per tutto quello che mi avete insegnato in questi anni.

 


 

 

 

Note:

1 Render Area     

 

2 CyberTracker Conservation

 

3 "Aves que dejan huella" 

4 José Maria Galan


5 Asociacion Ecotono   

 

 

 

Traduzione e adattamento – Carmelinda Giannone

 

 

 

 

 

Intervista originale:

 

 

1) ¿Puedes contarnos sobre tu fascinante trabajo?

Llevo 20 años trabajando en divulgación de ciencia a través de una productora audiovisual que monté con mis dos hermanos justo al terminar mi carrera (soy un geólogo enamorado de la parte más viva de este planeta). Esto me ha permitido viajar a sitios maravillosos y conocer gente apasionada por su trabajo. Poco a poco me fui especializando en la parte de los efectos visuales que requieren la mayoría de los documentales y eso me permitió trabajar para nombres tan conocidos como National Geographic.

Con el paso de los años tuve la necesidad de transmitir lo aprendido de una forma mucho más directa pero no sabía cómo empezar. El primer encuentro que tuve con CT fue inspirador y a partir de ahí comencé a combinar mis proyectos en la productora con impartir talleres. Estos evolucionaron rápidamente desde iniciación a la fotografía de naturaleza hasta algo mucho más básico: talleres que relacionan percepción y naturaleza.

El año pasado tuve la oportunidad de ayudar a poner en marcha un proyecto de Luisa Abenza que se ha convertido en el libro “Aves que dejan huella”[3]. Ha sido un año de muchísimo aprendizaje en una disciplina muy desconocida: el rastreo de aves.

 

 

2) ¿Cómo conociste el estándar de CT? ¿Cómo ha cambiado tu forma de observar la naturaleza a través de esta metodología de estudio?

Conocí el estándar de CT a través de un curso que dio José María Galán [4] de rastreo en nieve. Lo organizaba la Asociación Ecotono [5] y me enteré porque el creador de esta asociación (mi amigo Juan Gómez Soto) me lo recomendó como uno de los mejores cursos que organizaba. Para mí fue una experiencia muy importante en mi vida que daría lugar  a un montón de nuevas vivencias a nivel personal y profesional.

Rastrear me ayuda a estar muy presente en la naturaleza, a percibir los detalles, a entrar en el mundo de lo sutil y a practicar el juego de la interpretación del mundo que nos rodea. Destacaría dos cosas que me han sorprendido: La primera ha sido comprobar que, a través del rastreo, la naturaleza tiene mucha más vida de la que aparenta. La segunda es que encontrar un rastro puede ser el anticipo de un avistamiento del animal en vida y eso me genera muchísima emoción.

 

 

3) ¿Nos contarías sobre la percepción aplicada al rastreo?

Para mi percepción y rastreo están completamente vinculados. Pero va mucho más allá de lo evidente en cuanto a que, sin nuestros sentidos, no recibiríamos la información que nuestro cerebro  convierte en imágenes, sonidos, olores...

Conocer los detalles (hasta donde sabemos hoy día) de cómo funcionan nuestros sentidos es fascinante y además nos ayuda a aprovechar al máximo nuestras capacidades. Para mí ha sido la clave para entender que el rastreo es un arte que necesita foco, paciencia y tiempo para poder desarrollarlo.

 

 

4) ¿Cual es para ti, la diferencia entre ir a la naturaleza y estar en la naturaleza?

Ir a la naturaleza no implica presencia plena...sólo implica que nuestro cuerpo esté allí. Es común que paseemos acompañados y que las conversaciones (o pensamientos) sean el centro de nuestra atención. En esas situaciones sólo quedan espacios muy puntuales donde poder estar más presentes (por ejemplo al llegar a miradores siempre que la foto de grupo o el selfie no vuelvan a distraernos).

Esta forma de relacionarnos con la naturaleza no tiene nada de malo pero siento que ha sido un descubrimiento reconocer que de esta manera me pierdo gran parte de la vida que me rodea.

Me resulta difícil expresar con palabras lo que implica para mi estar en la naturaleza. Está relacionado con sensaciones de pertenencia, admiración por lo que me rodea, de alegría por estar vivo. Gran parte de esas emociones las he vivido en soledad pero también me gusta compartir campo y rastreo en compañía.

 

 

5) Entre todas las especies que has tenido la oportunidad de observar, ¿Cual es tu favorita o más interesante?

No puedo decir una sola. He viajado mucho y he visto muchas especies, muchas más de las que nunca hubiese imaginado cuando era pequeño. Por alguna razón que desconozco me siguen alegrando la vida los avistamientos más comunes. Da igual que sean insectos, anfibios, reptiles, aves o mamíferos. No importa si es la primera vez que lo veo o si lo he visto mil veces.

 

 

6) ¿Cual es la pista o signo que te ha encantado más y por qué?

 

Imposible decir una !!! Te cuento dos anécdotas.

 

Una muy especial está relacionada con el lince ibérico. Desde que me inicié en el rastreo con CT, he encontrado huellas de lince en todas mis visitas al parque Nacional Doñana.  Es una huella preciosa !!! pero el felino nunca se ha mostrado. No me importa porque ver sus huellas recientes son una forma de saber que estaba allí...quizás observando al animal humano que no dejaba de mirar la pista de arena por la que él había cruzado.

 

La segunda: Un día encontré  huellas de cigüeñuela cerca del polígono industrial de Tres Cantos, la ciudad donde vivo. Extrañado por el lugar regresé al día siguiente y mi sorpresa fue encontrar, atrapado en una zona de fangos, a un juvenil de cigüeñuela que pude rescatar.  Fue una aplicación práctica del rastreo maravillosa.

 

 

 

7)¿Qué le recomendarías a una persona que quisiera descubrir el mundo de las huellas y los signos? ¿Y por qué recomendarías CT como método de aprendizaje?

A todo el mundo que quiera descubrir el mundo del rastreo le recomiendo que haga talleres de fin de semana (un día da para muy poco !!!). No sólo en el momento de iniciación donde es imprescindible empezar con una buena base sino también más adelante  ya que son espacios que facilitan el seguir practicando y aprendiendo y eso en rastreo...no termina nunca.

 

Recomiendo CyberTracker porque conozco a las personas que dan los cursos y todos comparten algo en común que me gusta especialmente: tienen mucho conocimiento y son extremadamente respetuosos con la naturaleza. Quiero agradecer a tres personas en especial. Gracias Luisa Abenza, Jose María Galán y Javi Vazquez por todo lo que me habéis enseñado en estos años.

 

 

Note:

1 Render Area     

 

2 CyberTracker Conservation

 

3 "Aves que dejan huella" 

4 José Maria Galan


5 Asociacion Ecotono   

 

 

Traduzione e adattamento – Carmelinda Giannone

 

 

 

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