© 2019 Foto e Testi: Carmelinda Giannone e Toni Romani

Il paradosso dell’evoluzione umana

November 2, 2018

 Liebenberg con 3 tracciatori hunter-gatherers a Nyae-Nyae Conservancy (Namibia)

 

 

Esiste un paradosso nell’evoluzione umana: un tempo si riteneva che i preistorici cacciatori-raccoglitori (hunter-gatherers) avessero un sistema basato su superstizioni e credenze irrazionali mentre la Scienza Razionale fosse nata nelle antiche scuole greche. Nel corso della storia si sono scervellati numerosi studiosi e, tra gli altri, Washburn e Lancaster (1968) affermano che lo stesso cervello che si è adattato alle esigenze di sussistenza dei cacciatori-raccoglitori, oggi tratta le sottigliezze della matematica e della fisica moderna.

Questo paradosso può essere risolto se si presume che almeno alcuni dei primi cacciatori-raccoglitori fossero capaci di un ragionamento scientifico e che i requisiti intellettuali della Scienza moderna fossero (almeno tra i membri più intelligenti), una necessità per la sopravvivenza della società.

 

La prima Scienza creativa, praticata forse da alcuni dei primi membri dell’Homo sapiens con cervello e intelligenza moderni, poteva essere il tracciamento di animali per il sostentamento. Il tracciamento è una Scienza che richiede basicamente stesse capacità intellettuali di una Scienza moderna come la Fisica.

L’interpretazione delle tracce non è solo basata sulle evidenze che si possono estrapolare dalle impronte, ma anche sulla conoscenza del comportamento animale, sul contesto delle tracce, sul periodo dell’anno e sull’ora del giorno. Dato che le tracce possono essere parzialmente obliterate o difficili da vedere, i tracciatori possono trovare solo evidenze parziali, quindi la ricostruzione delle attività dev’essere basata su ipotesi creative. Per interpretare le orme, i tracciatori devono usare la loro immaginazione per visualizzare ciò che l’animale stava facendo per aver creato tali segni. Una ricostruzione di questo tipo conterrà più informazioni di quelle che risultano evidenti dalle impronte e perciò sarà formata da una parte evidente e una ipotetica. Durante l’inseguimento, raccogliendo nuove evidenze e informazioni, le ipotesi potrebbero essere riviste o sostituite da altre migliori. Un’ipotetica ricostruzione dei comportamenti dell’animale può consentire ai tracciatori di anticipare e prevederne i suoi movimenti. Queste previsioni favoriscono continui test delle ipotesi.

 

La conoscenza empirica è una conoscenza basata su un ragionamento induttivo-deduttivo e la Scienza creativa è basata su un ragionamento ipotetico-deduttivo: un esempio di ragionamento induttivo-deduttivo potrebbe essere “tutti gli istrici producono delle impronte che possiedono alcune caratteristiche, inoltre non ci sono animali che possiedono le stesse caratteristiche, perciò deduciamo che solo gli istrici lasciano impronte di quel tipo. È un semplice processo di generalizzazione empirica che non porta un progresso nella scienza ma solo può aggiungere informazioni a ciò che già si sa.

Contrariamente, il ragionamento ipotetico-deduttivo utilizza le spiegazioni di un’osservazione empirica in termini di causa ipotetica. Un’ipotesi è formata da un evento non certo illogico, ma che potrebbe essere non-logico. Nella Fisica, ad esempio, vengono date delle spiegazioni e delle ipotesi utilizzando delle strutture e delle forze invisibili: così spiegheremo la caduta degli oggetti con la gravità, la formazione della materia attraverso gli atomi; allo stesso modo tracce e segni sono spiegati attraverso attività invisibili.

 

Esistono due tipi di tracciamento, il tracciamento sistematico e quello speculativo. I due, in principio, sono differenti in quanto uno si basa su di un ragionamento induttivo-deduttivo mentre l’altro su quello ipotetico-deduttivo; in realtà sono complementari: se il terreno è duro e difficile, quello sistematico sarà difficile da applicare, mentre poi quando il terreno e la vegetazione cambiano, il tracciatore può applicare l’uno e l’altro metodo.

Osservando come si evolve il tracciamento speculativo e sistematico, possiamo ipotizzare l’origine della Scienza creativa.

In accordo con diversi autori (Potts, 1988; Bunn, 2001; Broun, 2010), ci sono evidenze che affermano che i primi ominidi che cacciarono attivamente apparvero circa 2 milioni di anni fa con l’Homo erectus. Una delle prime tecniche di caccia utilizzate fu la caccia di persistenza (Liebenberg, 1990) e si basava sul tracciamento sistematico. Questo tracciamento non presuppone di sorprendere la preda, ma di braccarla finché non cade esausta.

I cacciatori “bow & arrow" o i lanciatori di lance, fecero la loro comparsa 70.000 anni fa e con loro il tracciamento speculativo. Gli animali, fonte di sostentamento, consci di essere prede, si iniziarono a nascondere e a non lasciarsi avvicinare, ciò comportò lo sviluppo di abilità connesse appunto con lo sviluppo del pensiero che caratterizza la Scienza creativa.

 

Il tracciamento e l’attività di Track-watching, non solo ci inserisce nel presente e nel momento esatto in cui stiamo parlando, ma ci rende consapevoli di ciò che ci circonda, e ciò che ci divide dal soggetto-oggetto che ha provocato la deformazione, temporanea o permanente, che stiamo osservando. È lo spazio-temporale e non la distanza come può avvenire eseguendo ad esempio, l’osservazione diretta della Fauna (Fauna-watching) attraverso un binocolo.

La tecnologia è uno delle invenzioni più potenti ma allo stesso tempo più delicate: uno dei principali effetti negativi che ha avuto sulla massa è la perdita della tridimensionalità e della coscienza del mondo. Stiamo ore, giorni interi davanti ad uno schermo che ci proietta nella sterile bidimensionalità e ci risulta difficile comprendere (o a volte nemmeno lo osserviamo) ciò che accade oltre i 40-50 cm.

Di fondamentale importanza è apprendere e comprendere i dettagli dell’ambiente che ci circonda. Molti studi sostengono che per una ricerca scientifica, basata soprattutto sullo studio in aree remote e poco industrializzate, non si dovrebbe prescindere dal coinvolgimento delle comunità locali. Questo perché molti dei dettagli (evolutivi) presenti in un ambiente, sono a conoscenza soltanto da dei buoni osservatori che hanno avuto necessità di vivere o sopravvivere in quella determinata nicchia ambientale.

Infatti una parte importante dell’essere umano, appresa nella comunità di appartenenza e sviluppata negli anni con l’evoluzione della stessa, oggi la stiamo abbandonando con l’evoluzione della tecnologia e l’osservazione dettagliata di ciò che ci circonda.

Conoscere l’evoluzione ci permette di comprendere le miriadi di sfaccettature che oggi si presentano ai nostri occhi. Solo se manteniamo la mente aperta e gli occhi pronti ad un’osservazione critica, solo se siamo disposti a mettere in discussione vecchie teorie e confutare nuove ipotesi con gli occhi del saggio uomo che è in ognuno di noi riusciamo a saper osservare i dettagli magari già descritti in tempi remoti.

 

 

Bibliografia:

Braun, D. R., Harris, J. W. K., Levin, N. E., McCoy, J. T., Herries, A. I. R., Bamford, M. K., … Kibunjia, M. (2010). Early hominin diet included diverse terrestrial and aquatic animals 1.95 Ma in East Turkana, Kenya. Proceedings of the National Academy of Sciences, 107(22), 10002–10007.

Bunn, C (2001) Meat-Eating and Human Evolution. Oxford University Press.

Liebenberg, L. (1990) The art of tracking, the Origin of Science. Indipendent press.

Potts, R. 1988. “Environmental Hypotheses of Human Evolution.” Yearbook of Physical Anthropology 41, 93–136.

Washburn SL & Lancaster CS (1968): The evolution of hunting. In Man the Hunter, ed. RB Lee & I DeVore, pp 293–303. Chicago, IL: Aldine.

 

 

 

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